La sessualità fra antropologia ed etica - Atti del Convegno
Scritto da Airt il 4 Gennaio 2011
Convegno 20 Novembre 2010 Atti del Convegno TIMIDEZZA D’AMORE E ANSIA SESSUALE- Relazione del Prof. Giancarlo Galeazzi, LA SESSUALITA’ FRA ANTROPOLOGIA ED ETICA
Una premessa epistemologica
Anche la sessualità, come ogni altra questione relativa alla conoscenza dell’uomo, reclama una consapevolezza previa, vale a dire che molteplici ne sono gli approcci (scientifico, filosofico, teologico, ecc.) e che, nell’ambito di ciascun approccio, molteplici sono i paradigmi (riduttivistico o antiriduttivistico, analitico e olistico, ecc.) su cui coniugare le rispettive ricerche. Pertanto nello studio dell’uomo ciò che occorre riconoscere e tenere sempre presente è il pluralismo sia dal punto di vista ontologico, sia dal punto di vista epistemologico, e l’uno e l’altro a livello diacronico e a livello sincronico, per cui si è chiamati a esprimere una opzione, che indichi il modello prescelto e la metodologia adottata.
E’ pertanto legittimo parlare di scienza della sessualità, di filosofia della sessualità e di teologia della sessualità, anzi bisognerebbe declinare ciascuna di queste espressioni al plurale; altrettanto legittimo è poi rilevare che hanno un carattere relativo nel triplice senso della ristrettezza o limitatezza di ogni punto di vista, della rivedibilità o falsificabilità delle acquisizioni e della relazionalità o connessione che tra i diversi punti di vista e le diverse acquisizioni si possono instaurare.
Questa impostazione porta a configurare una sessuologia integrata o esistenziale, per dire “completa” e “complessa”, nel cui ambito ciascuna disciplina procede juxta propria principia e, nel contempo, realizza forme di interazione ad intra e ad extra.
Conseguentemente, riteniamo inadeguato (in questo settore come, più in generale, nel campo delle scienze umane) il riduzionismo antropologico, che pretende di rendere la sessualità oggetto di un collettivo di discipline a carattere solo scientifico (psicologico, sociologico, psicoanalitico, medico, ecc.) e di tipo totalizzante e autarchico, laddove (per usare un’espressione di Edgar Morin) la sessualità dovrebbe configurarsi come “polidisciplinarità” (dai molteplici aspetti: scientifico, filosofico, teologico) che (per usare un’espressione di Jean Piaget) si coniuga con la “interdisciplinarità” (a diversi livelli: “multi”, “inter” e “trans” disciplinare).
2. Una ipotesi ermeneutica
Possiamo allora dire (esprimendo così la nostra opzione) che un approccio corretto alla sessualità deve evitare alcune ricorrenti tentazioni: quella del separatismo, che considera la sessualità in un’ottica di isolamento (ma niente affatto splendido) e quella del riduzionismo, che identifica la sessualità con la dimensione della genitalità; deve inoltre evitare di demonizzare o di idolatrare la sessualità: la sessuofobia e la sessuolatria sono da rifiutare con decisione, anche quando sono ammantate rispettivamente di moralità e di libertà che, a ben vedere, sono“moralismo” e “libertarismo”; deve infine evitare la enfatizzazione e la banalizzazione della sessualità che, in modo diverso, esprimono una impostazione sessuocentrica o pansessuale.
Riteniamo, quindi, che per leggere adeguatamente la sessualità, occorra che nell’ambito della sessuologia scientifica si presti particolare attenzione agli orientamenti che sono espressione della“personologia”, e che si aggiungano altre chiavi di lettura come quelle filosofica e teologica, nel cui ambito riteniamo di particolare significato gli orientamenti che s’ispirano al “personalismo”.
Qui ci limitiamo alla prospettiva filosofica, fornendo qualche elemento per delineare una filosofia personalista della sessualità che pensiamo debba essere incentrata su una duplice riflessione: una a monte e una a valle: antropologica a monte, ed etica a valle, L’una e l’altra collocate in un orizzonte epistemologico che riconosca la legittimità di diversi approcci alla sessualità, e, nel loro ambito, di diversi paradigmi. A queste condizioni, una filosofia della sessualità può contribuire allo sviluppo di una sessuologia a carattere polidisciplinare per costituzione e interdisciplinare per relazioni.
In tale contesto la nostra opzione è per un personalismo filosofico, che porta a configurare una antropologia della persona, e un’etica dell’amore: siamo infatti convinti (ecco la nostra tesi) che la sessualità debba condividere, per un verso, i caratteri propri della persona, e per altro verso i caratteri propri dell’amore; diversamente la sessualità tradisce se stessa, producendo unilateralità e parzialismi, che finiscono per disintegrare la persona e dissolvere l’amore.
E’, questa, una situazione che -come è stato denunciato da più parti- si va diffondendo nel nostro tempo; da qui la crescente attenzione che necessariamente si deve prestare a questioni (per limitarci ai temi di questo convegno) come quelle della timidezza d’amore e dell’ansia sessuale: l’una e l’altra sono accentuate da un modello sessuale di tipo consumistico ed efficientistico, a riprova che il paradigma economicistico o aziendalistico finisce per essere importato o adottato anche nelle sfere più private e intime.
Vediamo allora di chiarire il nesso tra sessualità e persona, e il nesso sessualità e amore.
3. Sessualità e persona
Quando si parla di persona si tende a fare subito riferimento alla dignità, perché ormai, grazie in particolare al cristianesimo e all’illuminismo, è condivisa l’idea che “la persona è sempre fine e mai solo mezzo” (per usare l’icastica espressione di Immanuel Kant), vale a dire che essere persona non è essere cosa: mentre ogni cosa ha un prezzo, la persona non ha prezzo, ha dignità; per questo non può essere cosificata, cioè usata o strumentalizzata.
Detto questo occorre subito aggiungere che non basta parlare della dignità, perché c’è un rischio, quello di cadere nella retorica ovvero nel moralismo; occorre pertanto puntualizzare che la dignità della persona non è qualcosa di astratto, ma va vista nel concreto delle persone, per cui la categoria di dignità va declinata in riferimento a tre dimensioni, cioè la sua individualità, relazionalità ed eccedenza, ovvero: la sua radicalità, orizzontalità e verticalità, ovvero (per usare il linguaggio della geometria): la sua profondità, larghezza e altezza.
Comunque si voglia dire, la dignità non va semplicemente rivendicata in linea di principio, ma è da vedere nella sua concretezza individuale, relazionale e aperta, cioè rispettivamente nella diversità, per cui la dignità è propria di ogni persona nella sua specificità irripetibile, nella dialogicità, per cui la dignità è propria di ogni persona nella molteplicità dei suoi rapporti, e nella disponibilità, intesa come capacità di oltrepassamento: sia come autotrascendimento, sia come apertura alla trascendenza.
Ebbene, la sessualità umana, proprio per essere veramente umana, è chiamata a soddisfare a questa quadruplice connotazione della persona, e pertanto a configurarsi all’insegna della dignità, per cui la sessualità deve essere sempre rispettosa delle soggettività (dell’io e del tu): ogni forma di prostituzione (non solo quella esercitata per le strade) è incompatibile con la dignità; deve anche essere rispettosa della differenza di sesso e di genere e quindi delle diverse identità sessuali; deve inoltre essere rispettosa dell’istanza comunicazionale tanto da favorire una concreta comunione che non annulla gli interlocutori; deve infine essere rispettosa di quella apertura che permette di andare oltre l’io e il tu.
Pertanto una corretta concezione della sessualità, come espressione peculiare della persona umana, è incompatibile con ogni forma palese o occulta di strumentalizzazione e di mercificazione, di diseguaglianza e di discriminazione, di arroganza e di chiusura, di egoismo e di narcisismo.
Solo evitando queste distorsioni, e collocandosi in un’ottica personalista, la sessualità appare per quello che deve essere, vale a dire una espressione della relazionalità interpersonale, una forma della dialogicità intersoggettiva, insomma un luogo privilegiato della realizzazione della persona.
E’ questo, dunque, il parametro cui commisurare la sessualità; se essa misconosce la persona, si è in presenza di una sessualità che tradisce se stessa, perché tradisce la persona. In breve, la sessualità personocentrica, coerente cioè con i caratteri propri della persona, si configura come espressione di tutta la persona e di ogni persona,
Per questo riteniamo che la sessualità vada concepita all’insegna della “generatività”, che è da intendere non come semplice riproduzione biologica, bensì nel senso più vero dell’essere persona, vale a dire quale capacità di “generare l’altro”: la generatività, costituisce una categoria antropologica che non significa solo capacità di mettere al mondo (dare la vita) ma anche capacità di stare al mondo (apprezzare la vita). Si tratta di una relazionalità che apre all’altro, non solo nell’ottica generatrice (di “procreazione” a livello riproduttivo) ma anche, e prima ancora, nell’ottica rigeneratrice (di “creazione” e di “ricreazione”, a livello rispettivamente di identità personale e di genere) e che, in ogni caso, chiama in causa la vocazione e la responsabilità di ciascuno.
Detto in altri termini, la categoria di generatività, (come è stato ben sintetizzato) mostra:che la sessualità ha una triplice finalizzazione la finalità di “creare”, nel senso che la generatività è fisiologica, riguarda cioè la dimensione individuale, portando a modificare positivamente la personalità dal punto di vista pulsionale e neuronale; la finalità di “ricreare”, nel senso che la generatività è erotica, riguarda cioè la dimensione relazionale, e riguarda lo sviluppo della identità sessuale come processo complesso di costruzione di tale identità, e chiama in causa la progettualità esistenziale e il quadro valoriale dei soggetti; e la finalità di “procreare”, nel senso che la generatività è biologica riguarda cioè la dimensione genitoriale, e chiama in causa tutta una serie di questioni fisiologiche e patologiche, tecniche ed etiche. In tutti e tre i casi, possiamo dire che si genera l’altro, rispettivamente: l’altro che è in noi (l’io), l’altro che è con noi (il partner) e l’altro che è oltre noi (il figlio).
4. Sessualità e amore
Chiarito il nesso tra sessualità e persona, possiamo passare a chiarire quello tra sessualità e amore. Al riguardo occorre anzi tutto precisare i caratteri distintivi dell’amore, dell’amore proprio della persona, e, in questa ottica, quattro possono esserne considerati i tratti distintivi (a cui ha fatto riferimento anche Xavier Lacroix), e che possiamo sintetizzare nel modo seguente.
Si “ha fiducia” nelle persone, ci si “fida” delle cose: fiducia significa fidarsi dell’altro a cui ci si affida, e confidare nell’altro che non è solo confidarsi all’altro. Si è “fedeli” alle persone, si è “attaccati” alle cose: fedeltà è quell’atteggiamento esistenziale che è il presupposto dell’amore e non ad esso conseguente, dal momento che costituisce l’orizzonte entro cui l’amore si colloca. Si “generano” le persone, si “fanno” le cose: fecondità è il dinamismo e l’apertura che si traducono nella espansività assiologica. Si “gioisce” con le persone, si “gode” delle cose: felicità, per dire il senso della realizzazione, della compiutezza, della fioritura che riguarda la persona nella sua totalità, perché l’amore non è un ambito della persona, ma la persona nella sua espressione totale.
Le quattro caratteristiche indicate chiariscono inequivocabilmente che l’amore non va inteso in senso meramente sentimentale, ma propriamente esistenziale, non in senso meramente psicologico, ma propriamente ontologico.
In diverso modo queste caratteristiche dell’amore si ritrovano nelle quattro forme dell’amore, vale a dire: l’affetto (bene velle), l’amore (amor), l’amicizia (amicitia) e l’altruismo (caritas), che sono, rispettivamente, specificate dalla dedizione, dal desiderio, dalla dilezione e dalla donatività, e si tratta di specificazioni che non si escludono reciprocamente né si conciliano del tutto, ma interagiscono, per cui si può dire che in diversa misura sono presenti in ciascuna forma di amore, e solo il prevalere dell’una sulle altre dà luogo alla diversa tipologia.
Nell’ottica abbozzata, la sessualità può essere considerata come l’icona rivelativa della condizione umana, caratterizzata da fragilità e preziosità, nel senso che tale condizione è all’insegna della mancanza (per dire limitatezza, finitezza o creaturalità) e, insieme, della donatività (per dire produttività e riproduttività di alterità).
Ebbene, la sessualità umana, per essere veramente umana, è chiamata ad essere rispondente a questa configurazione dell’amore, a soddisfarne le connotazioni e le motivazioni, e pertanto a configurarsi all’insegna del pudore,che è il senso del limite, della pariteticità, che è il senso del rispetto, della produttività, che è il senso della trasmissione, e del piacere, che è il senso della vita. Tra questi richiamiamo l’attenzione, in particolare, su due aspetti che possono apparire quasi contrastanti, vale a dire il pudore e il piacere: sul primo si insiste troppo poco, e sul secondo invece s’insiste troppo; in realtà c’è bisogno dell’uno e dell’altro, e la castità intesa, senza moralismi di sorta, come temperanza sessuale può aiutare a svolgere nei loro confronti una duplice operazione.
Per un verso, aiuta a recuperare il pudore, mostrando “la forza del pudore”, per usare il titolo del libro di Andrea Tagliapietra, e che il pudore è “un luogo della libertà”, come lo definisce Monique Seltz nell’omonimo volume, e se ne può meglio comprendere l’importanza, se lo si considera una difesa nei confronti del possesso e della relativa violenza e, insieme, una rivendicazione della dignità della persona: questa non si può ridurre a cosa, ma tale finisce per essere, quando il corpo è usato o abusato, o semplicemente quando è considerato come parte distaccata dal tutto della persona; in questo senso ha ragione chi (come Max Scheler) lo segnala come espressione della consapevolezza della limitatezza umana, e quindi, potremmo dire, come difesa della fragilità e preziosità proprie della condizione umana, e chi (come Francesco Totaro) parla del “pudore come sentimento dell’intero” e quindi della dignità umana.
Per altro verso, la temperanza sessuale aiuta a non estremizzare il piacere, che certamente si accompagna, deve accompagnarsi, all’amore sessuale, che è l’esperienza della carne per eccellenza, come ricorda Xavier Lacroix, il quale -riflettendo sulla “dimensione etica, estetica e spirituale dell’amore”- ha messo in evidenza il nesso tra piacere e amore, com’è giusto che sia in una concezione della sessualità (e della persona) che supera ogni monismo antropologico e ogni dualismo antropologico.
In questo quadro valoriale si colloca il senso più vero della intimità, che non è meramente fisica ma pienamente personale, e quindi chiama ancora una volta in causa la categoria di persona e i caratteri che la specificano. In particolare, è da evidenziare il nesso che la sessualità ha con l’amore nella sua connotazione affettuosa (di benevolenza), erotica (di sensualità), amicale (di complicità) ed agapica (di solidarietà), per cui è importante non contrapporre le diverse dimensioni, ma considerarle complementari: è, questa, la condizione perché la sessualità sia espressione dell’amore, e quindi abbia una connotazione valoriale e non meramente istintuale, culturale e non solo naturale, ed è ciò che differenzia la sessualità umana da quella animale.
Insomma (come ha ricordato Jacques Maritain) l’amore è la perfezione della persona,: l’amore non è solo emozione o passione, è soprattutto un modo d’essere, uno stile di vita della persona, per questo l’amore va alla persona, prima ancora che alle sue qualità.
Ne consegue che la sessualità va concepita all’insegna della “corporeità”, e questa non va ridotta alla sola dimensione fisica, ma colta nella sua dimensione meta-fisica: la persona non ha un corpo, è un corpo; la persona è sempre sessuata, e questa connotazione è un carattere costitutivo della persona, non è qualcosa di accidentale: l’identità della persona non può prescindere dalla sua identità sessuale e di genere.
Al riguardo un filosofo come Jean Guitton ha scritto:”non sono quei dati organi, è tutto il corpo che è sessuato in quanto incompleto, incompiuto: essendo il sesso ciò che gli fa desiderare di essere altro per mezzo di un altro”. Infatti, “se Dio è amore e amore totale, non può non volere altro che essere amato o amare, amare amando o essendo amato” e quindi, per preparare questo amore di eternità, Dio ha fatto la sessualità. E di conseguenza la sessualità è una divisione degli esseri in due metà complementari, che permette di accendere in essi una fiamma in grado di far coincidere in Dio due esseri capaci di un amore eterno e reciproco. L’estasi sessuale che esiste sul piano sensibile dovrebbe essere una preparazione dell’estasi eterna da essa simboleggiata”.
Certo -aggiunge Guitton- occorre esercitare molteplici “forme di sublimazione e sarebbe errore circoscriverle alla sola sfera dell’amore. La sublimazione di cui parliamo va oltre: si estende a tutta la vita sessuale. La parola sessualità, oltre ad essere corrotta dall’uso che se ne fa, attira l’attenzione su un punto troppo limitato. Vicino a questa sessualità localizzata, esiste una sensibilità diffusa”.
Il fatto è che l’eros che nel primitivo piano divino doveva essere “lo strumento dell’unione con Dio, è diventato al contrario uno strumento di autosoddisfazione egoista, di godimento ripiegato su se stesso, di crudeltà e di tutte le inversioni e le perversioni della lussuria. L’eros è diventato avidità, orgoglio, disobbedienza: fermento del peccato umano. Sono rari i peccati che non muovono dall’eros e non si risolvono nell’eros”.
Guardando “ai giorni nostri e nello stato di decadenza in cui ci troviamo”, Guitton precisa che “la sublimazione dell’eros esige due atti”: uno negativo è all’insegna della “ascesi cristiana sulla quale per secoli si è unicamente insistito e a ragione”, e un altro positivo, “sul quale non si è ancora insistito, e che non è un atto di negazione, ma di transfert, di sublimazione: un atto nel quale prendiamo l’eros e lo sublimiamo cercando, per quanto è possibile, con l’aiuto della grazia, non di reprimerlo ma di farlo servire all’unione divina”. Dunque, “per arrivare a Dio, occorre trovare un metodo che consista nel captare le energie latenti nell’eros, per trasformare l’eros in agape”.
5. Una conclusione ontologica
Da quanto siamo andati dicendo, la persona appare come “spirito nella condizione d’incarnazione” (Maritain), come “spirito incarnato” (Mounier), come “spirito incorporato” o “corpo inspirituato” (Caturelli). Si tratta di una antropologia personocentrica, cioè di una concezione che è alternativa tanto alle varie forme di monismo antropologico ad orientamento materialistico (Democrito) o spiritualistico (Platone), quanto alle varie forme di dualismo antropologico ad orientamento compositivo (Aristotele) o antinomico (Cartesio).
Invece, quello che possiamo denominare l’olismo personalista e personologico concepisce la persona non come un solo elemento (corpo o spirito che sia) né come una somma (di sostanza estesa e di sostanza spirituale) e nemmeno come un composto (di materia e di forma), ma come una unità totale, per cui la persona viene prima delle distinzioni che vi si possono operare (come, per esempio, l’individualità e la personalità di cui parla Maritain, ovvero l’interiorità, la comunione e la trascendenza di cui parla Mounier).
Se, dunque, la persona è una unità, caratterizzata dalla unicità individuale, dalla unitarietà relazionale e dalla universalità trascendentistica, consegue che la sessualità deve essere rispettosa di questa quadruplice connotazione della persona, ed essere coerente con la totalità della persona, rispettosa della specificità di ciascuno, espressione di comunicazione intima, atteggiamento di apertura oblativa.
Solo in tal modo riteniamo che la sessualità risulta essere non un semplice aspetto della persona, bensì una modalità di manifestazione della persona nella sua integralità.
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Convegno 20 Novembre 2010 Atti del Convegno TIMIDEZZA D’AMORE E ANSIA SESSUALE- Relazione del Prof. Giancarlo Galeazzi, LA SESSUALITA’ FRA ANTROPOLOGIA ED ETICA
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