Airt

Associazione Italiana Ricerca su Timidezza e Fobie Sociali

Timidezza d’amore e social networking - Atti del Convegno

Scritto da Airt il 23 Novembre 2010

Timidezza d’amore e Social Networking

ATTI DEL CONVEGNO

Relazione presentata al Convegno TIMIDEZZA D’AMORE E ANSIA SESSUALE, Ancona, 20 Novembre 2010. Dr. Giuliana Proietti, psicoterapeuta

Questa mia relazione sulla timidezza d’amore si focalizzerà principalmente su tre punti:

1) Cosa si può intendere oggi per timidezza d’amore e che cosa abbiamo inteso noi con questa definizione, dando questo nome al Convegno 2) Che cos’è la timidezza d’amore (nascita, morte e risurrezione del concetto) 3) Rassegna sui principali studi che hanno fin qui studiato la timidezza, in rapporto alle attività svolte dalle persone in cerca di un partner sui social networks.

1) La timidezza d’amore in questo Convegno

Per “timidezza d’amore” abbiamo inteso la difficoltà che molte persone incontrano nello stabilire e nel mantenere una relazione con un soggetto dell’altro sesso. Questa difficoltà nasce da una combinazione di fattori che non sempre hanno a che fare, almeno direttamente, con la psicopatologia: spesso infatti la timidezza, l’inibizione, la vergogna, le esitazioni di fronte all’altro nascono da fattori diversi, di tipo sociale, culturale, anagrafico, fisico, di orientamento sessuale, religioso.

Non è facile infatti proporsi all’altro per una relazione romantica o semplicemente sessuale, quando non ci si sente all’altezza, magari perché ci si sente ridicoli e inadeguati, per ragioni di età (in quanto troppo anziani per l’età dell’innamoramento e dell’amore), oppure perché disabili (con un problema che fa sentire la persona come non desiderabile da altri), oppure quando si soffre una problematica organica legata all’apparato genitale (come potrebbero essere il vaginismo nella donna o la disfunzione erettile nell’uomo), così come quando si vive una condizione di diversità a causa dell’orientamento sessuale, (con tutti i pregiudizi che si possono per questo incontrare, a partire dalla mancanza di comprensione da parte dei familiari) o non si riesce a stabilire una relazione soddisfacente con il gruppo di pari.
La timidezza d’amore, intesa in senso più esteso, potrebbe essere dovuta anche alla difficoltà di accettare un rapporto di sesso facile e mercificato, in quanto si desidera rimanere fedeli a valori culturali e religiosi che vedono nella coppia un tutto inscindibile, che comprende sia l’amore sia il sesso.

Ovviamente, a tutto questo si aggiungono alle inibizioni d’amore anche i limiti propri della fobia sociale e delle altre patologie della personalità evitante, che spingono la persona alla solitudine e spesso anche alla totale assenza di relazioni sentimentali o sessuali in tutto l’arco di vita.

Tutti questi punti sono stati o verranno trattati da altri relatori, per cui credo sia utile arrivare al secondo punto, per discutere sul concetto originario di”timidezza d’amore”.

2) La timidezza d’amore: un concetto nato, morto e “risorto” grazie a Internet.

L’Autore, Brian Gilmartin, un docente universitario di psicologia e sociologia, ha studiato un campione di 300 soggetti di sesso maschile, età compresa fra i 19 ed i 50 anni,  che rispondevano ai suoi criteri per la definizione di “love shyness”, mettendoli a confronto con un campione di 200 uomini “non timidi”.
Conclusioni del suo studio: la Love Shyness interesserebbe circa l’1.5% della popolazione maschile americana. (Dato non verificato da altre ricerche).

Questa ricerca pilota servì da linea-guida per l’autore, nella scrittura di un poderoso volume in lingua inglese, chiamato Shyness and Love, pubblicato nel 1987, dalla University Press. Il libro fu attaccato da diversi critici che lo stroncarono soprattutto per due motivi:
a) per il riferimento che Gilmartin fa nel libro a pseudoscienze come l’astrologia, la reincarnazione, la regressione a vite passate, l’aura Kirlian ecc., che non sono accettabili in un trattato che si propone di essere scientifico;
b) perché la sua ricerca non sembrava avere validità scientifica, essendo costruita su un campione composto di soli uomini ed oltre tutto piuttosto limitato (300 soggetti). Oltre tutto, tutti gli uomini esaminati avevano orientamento eterosessuale.

Del resto Gilmartin era interessato a dimostrare la sua teoria, ovvero che la timidezza d’amore riguarda una particolare categoria di persone: gli uomini eterosessuali.

Definizione di «Timidezza d’Amore» di Gilmartin
Un tipo specifico di grave timidezza cronica che colpisce alcuni uomini eterosessuali, che altera o impedisce le relazioni intime, a causa di un comportamento di inibizione e di reticenza con le potenziali partner, sufficientemente grave da rendere impossibile la relazione interpersonale con un soggetto di sesso femminile e quindi anche il matrimonio e l’assunzione di ruoli familiari.

Sintomi

Il timido d’amore sente i suoi sintomi soprattutto nelle situazioni informali che coinvolgono potenziali partner sentimentali o sessuali. L’uomo ha difficoltà ad avviare conversazioni con qualsiasi soggetto femminile, a causa di forti sentimenti di ansia sociale.

Le donne timide, secondo Gilmartin, sono più fortunate e non soffrono di questo problema come gli uomini. Le donne timide possono infatti sposarsi e avere figli anche se risultano inibite nelle relazioni sociali, perché comunque troveranno sempre una persona maggiormente assertiva che farà il primo passo e che non considererà la sua timidezza come un aspetto negativo del carattere. Anche le donne lesbiche molto timide, dice sempre Gilmartin, possono trovare una compagna. Ed infine, se anche esse rimanessero nubili, sempre secondo l’autore della Love Shyness, esse possono sempre dedicarsi ad altro: alle associazioni di beneficenza, alla carriera… Possono cioè realizzarsi in altro modo.

Per gli uomini invece, secondo Gilmartin, le cose non stanno così: i timidi rimangono persone vulnerabili, per tutta la vita, a meno che non siano gay (e dunque la timidezza cessi di essere un problema). Il problema infatti, ribadisce Gilmartin, è solo dei maschi eterosessuali, in quanto sono chiamati ad adeguarsi ad un ruolo di genere che vuole l’uomo virile e intraprendente. Essere timidi dunque diventa per gli uomini quasi una forma di devianza dal tradizionale ruolo del «macho» e del seduttore.

Trattamento

Il «trattamento» proposto da Gilmartin è quello di aiutare l’uomo a fare esperienza con numerosi appuntamenti, allo scopo di desensibilizzarsi e rassicurarsi attraverso l’esperienza diretta. In un’ottica cognitivo-comportamentale questo approccio appare essere infatti un trattamento possibile: l’esposizione graduale attenua l’ansia e aumenta l’autostima e l’autodeterminazione, producendo risultati positivi sul piano delle abilità sociali.
Un altro suggerimento di Gilmartin, che riguarda invece la terapia sessuale, è quello che il paziente possa fare sesso con una terapeuta-didatta, alla presenza di un secondo terapeuta che svolga un ruolo di “supervisione”. Ovviamente questo secondo suggerimento è del tutto inaccettabile, sia sul piano etico che deontologico.

L’altra critica che viene fatta a Gilmartin è che esistono già altre categorie diagnostiche, elencate nel DSM IV, il manuale diagnostico e statistico degli psichiatri americani, che prevedono già questo genere di inibizioni nei rapporti sociali.

Critiche alla Timidezza d’amore di Gilmartin

1) Si tratta solo di una nuova etichetta, non di un nuovo concetto.
Peraltro l’ansia è una condizione assolutamente normale nel momento del corteggiamento e della seduzione, tanto che su questo molte campagne pubblicitarie fondano i loro messaggi per vendere prodotti che servono spesso solo allo scopo di placare questa ansia (dal Viagra alla biancheria intima, ai deodoranti intimi ecc.) ed in questo senso riguarda soggetti di entrambi i sessi.

2) Esistono già delle classificazioni nosografiche sul DSM che potrebbero ricomprendere la sintomatologia della timidezza d’amore. Esse sono:

SINDROME DI ASPERGER
sindrome dello spettro autistico, che non riguarda le abilità cognitive o espressive, ma solo un deficit nelle abilità sociali. Lo stesso Gilmartin sostiene che circa il 40% dei soggetti Love-shy potrebbero soffrire di questa sindrome.

FOBIA SOCIALE
Paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri.

DISMORFISMO CORPOREO
Preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico che causa disagio nei rapporti sociali.

PERSONALITA’ EVITANTE
inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità a valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza a evitare le interazioni sociali.

PERSONALITA’ SCHIZOIDE
difficoltà ad esprimere partecipazione emotiva in un contesto di relazione, mentre nelle relazioni superficiali la persona può apparire normale.

3) Si può descrivere la timidezza anche con altri termini che non sono nel DSM

Oltre alle definizioni comunemente usate nel DSM, ve ne sono altre di uso comune nella letteratura psicologica, che richiamano lo stesso concetto, come ad esempio:

TIMIDEZZA CRONICA
Timidezza non occasionale, che si protrae nel tempo. Termine usato da Philip Zimbardo.

EROTOFOBIA
paura e sensi di colpa rispetto al sesso. Difficoltà a parlare di sesso, reazioni negative di fronte a materiale sessualmente esplicito, scarsi rapporti sessuali.

ALESSITIMIA
«non avere parole per le emozioni». Incapacità di riconoscere le proprie e le altrui emozioni. Mancano di capacità introspettive, sono persone dipendenti e solitarie, carenti di “intelligenza emotiva”.

Spunti di riflessione sul successo «postumo» della Love Shyness

Il segreto di Gilmartin e della longevità della sua teorizzazione appare chiaramente nell’aver descritto la timidezza non nelle tante occasioni sociali in cui si manifesta, ma in particolare  nell’ambito, assolutamente più ansiogeno, del “dating”, ossia degli incontri sociali che nascondono l’interesse alla creazione di una relazione sentimentale o sessuale fra partners.

Infatti il suo libro sparì dalle librerie e il concetto di “timidezza d’amore”, non essendo stato convalidato dalla comunità scientifica, avrebbe dovuto fare la stessa fine, senonché in questo caso la storia ha preso un altro corso perché nel frattempo è nata Internet.

Gilmartin ha aperto un Forum Yahoo sulla timidezza d’amore e, nei primi anni del 2000, un frequentatore del suo Forum trovò una rara copia del libro che, con il consenso dell’autore, «scannerizzò» rendendolo disponibile online, dove è ancora possibile farne liberamente il download.

Il Forum di Gilmartin si è trasformato intanto in un sito, Love-Shy, dove si fa riferimento, oltre che alla Love Shyness, anche ad una nuova denominazione del problema della timidezza maschile, puntando più sugli effetti che essa produce, anziché sulle cause:  i timidi d’amore (Love shy) vengono ora definiti “incels”, cioè celibi involontari, seppure continuino a rispecchiarsi alla perfezione nel concetto di “timidezza d’amore” espresso da Gilmartin.

Effetti della «scelta dal basso» della categoria diagnostica

Malgrado i tempi siano molto cambiati rispetto agli anni ‘80, coloro che si riconoscono nella «timidezza d’amore» sono sempre di più, grazie alla diffusione in Rete di questa teoria e al sito, che richiama iscritti provenienti da tutte le parti del mondo.

La teoria espressa da Gilmartin dunque, bocciata a livello scientifico da altri ricercatori per le varie pecche che dimostrava, è tornata a nascere solo grazie a Internet. Non a caso in Italia se ne parla poco e tutti i testi che si trovano in Rete fanno riferimento ad un breve articolo pubblicato su Wikipedia, nel quale peraltro si avvertono i lettori della non-scientificità dell’argomento.

Le cose stanno diversamente nel web inglese, dove invece si moltiplicano pagine web, siti internet ed articoli (recentemente ne hanno parlato anche Times e Newsweek) sulla Love Shyness, che è dunque morta e “resuscitata” grazie a Google.

Non va trascurata dunque la riflessione sull’influenza del web e dei social media sulla informazione delle persone riguardo alla loro salute. Ciò che è presente su Internet rischia di avere maggiore credibilità e permette anche un’enorme diffusione. Nel caso della “timidezza d’amore”, sebbene la scienza non la riconosca, molte persone si sono riconosciute in essa ed hanno compiuto, per così dire, una scelta “diagnostica” dal basso: se anche voi non la riconoscete, io sento di avere questo problema e cerco di entrare in contatto con persone che hanno il mio stesso problema, perché insieme cercheremo di trovare una soluzione.

Come si capisce, sul piano della salute Internet è dunque una sfida tutta nuova e ancora inesplorata per quanto riguarda il benessere delle persone. Questa enorme diffusione di dati migliorerà o peggiorerà il benessere individuale?

Veniamo così al Terzo punto della relazione: l’attività in Rete, in particolare nei social networks.

3) I social network stanno migliorando la vita sociale dei timidi, con particolare riguardo agli aspetti della relazione sentimentale?

Ci si potrebbe chiedere… L’avvento dei social network ha reso più facile la relazione?
In un Convegno del 2006 parlavamo di questa novità, Facebook, un social network che appariva veramente stupefacente, anche perché era riuscito ad attrarre molti dei visitatori abituali dei siti pornografici… Cosa offriva a questo genere di persone, per distrarle anche da dipendenze o almeno abitudini fisse di consumo?

Facebook è un terreno ancora quasi-vergine dal punto di vista della ricerca scientifica e sono ancora pochi gli studi che lo riguardano, anche se in futuro probabilmente la raccolta di questi dati permetterà di avere una fotografia completa della situazione sociale dei nostri tempi. Rispetto alla timidezza, queste sono le ricerche più rilevanti:

Extrapolating psychological insights from facebook profiles
Young, S., Dutta, D. & Dommety, G. (2009). Extrapolating psychological insights from facebook profiles: A study of religion and relationship status. CyberPsychology & Behavior, Vol 12, No 3.

Conclusioni:

Sono soprattutto i singles ad indicare la loro religione e ciò significa che FB viene usato come mezzo per cercare una relazione stabile, visto che la religione è uno dei dati più importanti nella ricerca di una persona affine.

Facebook profiles can be used to detect narcissism
Buffardi and Campbell University of Georgia’s Department of Psychology, Personality and Social Psychology Bulletin,2008

Conclusioni:

Il livello di attività su un social network è strettamente collegato al proprio livello di narcisismo.
Chi si ama, ama mostrarsi al mondo tramite iI social network, puntando più sulla quantità che sulla qualità delle amicizie.

Ricerche future

La Dr. Susie Scott, sociologa dell’Università del Sussex, esperta in problemi di timidezza, sta iniziando una ricerca per capire se sia “etico ed appropriato” che le nuove tecnologie forzino le persone a interagire, ad avere più amici, ecc.
La tesi della sociologa è che l’uso delle tecnologie per non essere considerati dei “dinosauri” sia una forzatura sulla personalità: non tutti vogliono avere tanti amici ed i timidi hanno “diritto a mantenere la loro riservatezza”.

Restano ancora alcune domande da farsi, in conclusione di questa relazione:

1) La maggiore intraprendenza e disponibilità femminile è riuscita a cambiare la situazione dei timidi maschi? Apparentemente no, visto che molti si sentono, ancora oggi, love-shy (o in-cels). In effetti, si potrebbe dire che le donne, quando prendono l’iniziativa si rivolgono comunque a delle persone che loro apprezzano particolarmente, e non solo a livello fisico, ma anche a livello di capacità relazionali… Volendo usare un termine di moda fra i giovani, gli “sfigati” sono destinati a restare tali?

E allora, non sarebbe forse necessario che la ricerca scientifica approfondisca il tema della Timidezza d’Amore con una indagine seria, volta quanto meno ad escludere che vi sia una percentuale di popolazione maschile eterosessuale che, in ragione di questo, non riesce ad avere una normale vita familiare?

2) Coloro che, qualche anno fa, hanno lasciato i siti pornografici per Facebook, ora che il più famoso social network sembra mostrare i primissimi segni di crisi, come ci dicono numerose statistiche, fra le quali l’indice di ricerca delle parole su Google, dove staranno andando?
Anche su questo punto sarebbe interessante indagare.

Dr. Giuliana Proietti

Bibliositografia
http://women.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/women/relationships/article6740888.ece
http://it.wikipedia.org/wiki/Timidezza_d%27amore
http://en.wikipedia.org/wiki/Love-shyness
Free Ebook on Love-shyness Syndrome; Shyness & Love by Dr. Gilmartin
http://www.love-shy.com/resources
http://www.sussex.ac.uk/newsandevents/?id=4609
http://spr.sagepub.com/content/early/2010/09/01/0265407510375261.abstract
Extrapolating psychological insights from Facebook profiles: a study of religion and relationship status (2009)
Narcissism and social networking Web sites (2008)
The influence of shyness on the use of Facebook in an undergraduate sample (2009)
Malignant Self Love: Narcissism Revisited
http://www.laymanpsych.com/2009/06/the-psychology-of-twitter-facebook-and-other-social-networking-devices/
http://www.psypost.org/2010/03/religion-affiliation-and-relationship-status-on-facebook-417
http://www.uga.edu/news/artman/publish/080922_Narcissism.shtml
http://www.psypost.org/2010/01/2010-shyness-facebook-use-26

Slides:

Timidezza d’amore e social networking

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